
Preghiera dinanzi a Gesù Crocifisso
En ego, o bone et dulcissime Iesu
Eccomi, o mio amato e buon Gesù, che alla santissima vostra presenza prostrato, vi prego col fervore più vivo di stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non più offendervi; mentre io con tutto l’amore e con tutta la compassione vado considerando le vostre cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di Voi il santo profeta Davide: «Hanno forato le mie mani e i miei piedi, hanno contato tutte le mie ossa» (Salmo 21, 17-18).
Pater, Ave, Gloria, secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.
Contexte Historique
Questa preghiera, conosciuta con le sue parole iniziali latine “En ego, o bone et dulcissime Iesu”, è una delle più celebri e amate devozioni della pietà cattolica da recitarsi dinanzi all’immagine del Crocifisso. La sua origine è antica, ma la sua popolarità fu immensa a partire dal XIX secolo, specialmente dopo che il Papa Pio IX, nel 1858, le annesse l’indulgenza plenaria a determinate condizioni. Essa costituisce una profonda meditazione sulle Sante Piaghe di Cristo, unendo la contemplazione del dolore del Redentore alla contrizione per i propri peccati e al proposito di emendamento.
